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Presentazione di Sud e Civiltà

Nei cinquantasette anni che sono trascorsi dalla nascita de L’Alfiere, grandi passi in avanti sono stati fatti sul piano della consapevolezza di quanto è accaduto alla nostra terra e ai nostri popoli a seguito dell’invasione perpetrata dal regno sabaudo e della conseguente tirannica occupazione.

Tuttavia alla graduale, e sempre più diffusa, presa di coscienza su quanto accaduto a partire dal 1860 ha fatto riscontro un incessante peggioramento delle condizioni di vita, personali e ambientali, di ciò che usualmente definiamo Mezzogiorno e che invece sarebbe più appropriato designare come Due Sicilie.

È, perciò, avvertita da tutti la necessità di incidere concretamente sulla realtà invertendo la rotta funesta che conduce all’impoverimento, all’invecchiamento, alla desertificazione del Sud, in altre parole alla distruzione di quel luogo meraviglioso che abbiamo la fortuna di avere come Patria.

Occorre peraltro rilevare che tutti i tentativi sin qui compiuti per dare una dimensione politica alla dilagante aspirazione al riscatto della nostra terra hanno registrato sostanziali fallimenti.

A nostro avviso questi esiti insoddisfacenti hanno fra le loro cause i molteplici vizi che affliggono i movimenti meridionalisti: il personalismo e l’autoreferenzialità; il vittimismo paralizzante; il nostalgismo inconcludente; il pressappochismo organizzativo; il minimalismo dilettantesco; il machiavellismo di bassa lega che induce al compromesso con il potere. Per tacer d’altro.

Ma quello che più di ogni altra cosa tarpa le ali alle speranze di rinascita del Mezzogiorno è la confusione mentale dovuta alla mancanza di cultura e alla presunzione di poter subito arrivare alla meta (non ben precisata) senza cercare di comprendere le cause profonde dell’attuale sfacelo. Molti, appagati da un assorbimento acritico e superficiale del revisionismo storico nella versione “bignami” che circola soprattutto sul web, non si accorgono di ricadere negli stessi errori concettuali, di metodo e operativi, che furono sfruttati dai nemici delle Due Sicilie per annientare la nostra libertà. Accade, così, che uomini e donne desiderosi di risollevare le sorti del nostro Sud si trovino di fronte a due forme di meridionalismo, che ben poco hanno in comune e le cui strade divergono nettamente.

Da un lato, il meridionalismo “perequativo”, che sul presupposto delle aggressioni e delle spoliazioni subite dal Sud, rivendica una “parità di trattamento”, una maggiore equità distributiva, ritenendo che questa sia la chiave per risolvere la “questione meridionale”. Dall’altro, il meridionalismo tradizionalista, che indica appunto nella Tradizione, dinamicamente intesa, la chiave per comprendere la nostra peculiare identità di popolo, la spiegazione della nostra grandezza passata e la bussola per orientare il nostro cammino nella difficile, ma entusiasmante strada per riorganizzare la nostra società e riprendere in mano il nostro destino. È il “tradizionalismo attivo” teorizzato da Silvio Vitale, che vedeva come un dovere di chi più sa la coerente applicazione delle sue conoscenze alla salvezza della comunità.

Noi ci riconosciamo pienamente in questa seconda via, che è più impervia, ma che è l’unica idonea a dare alla nostra gente, ai nostri figli, un futuro di libertà e di dignità, da veri napoletani e siciliani.

Per intraprendere questa sfida, occorre studiare la storia non solo dei 126 anni di monarchia borbonica, ma di tutta la storia del Sud, a partire dai lontanissimi albori della nostra ricchissima civiltà. E avere uno sguardo attento e partecipe alla storia del mondo, il che inevitabilmente ci porterà a solidarizzare con quanti, nel passato e nel presente, hanno combattuto e combattono per la difesa della Tradizione contro le forze antiumane che negli ultimi secoli hanno assunto una potenza e una protervia quasi illimitate.

Essere meridionalisti e non opporsi alla tirannia del Pensiero Unico e delle ideologie materialiste (a cominciare dal liberismo oggi dominante anche a causa dello strapotere dei gruppi usurai che lo sostengono e lo impongono) significa aprire le porte alle forze che già hanno cominciato a smembrare e divorare il nostro territorio, a distruggere ogni bellezza e ogni diversità, ad avvelenare e schiavizzare le nostre popolazioni, a disgregare la nostra società, a minare le stesse famiglie per creare una massa informe di servi narcotizzati manipolabili e sacrificabili agli interessi delle consorterie che coltivano il diabolico disegno di dominare il mondo.

Gli avversari dei nostri popoli si augurano di avere a che fare con meridionalisti piagnoni, sprovveduti, folkloristici, inclini al compromesso. Noi vogliamo formare uomini e donne d’acciaio, incorruttibili, capaci di fare tesoro delle lezioni della storia e di esaminare con equilibrio e passione ogni aspetto della vita sociale, culturale, economica, politica. Di allacciare sinergie e solidarietà con quanti, nel mondo, combattono lo stessa battaglia di libertà e di vita contro un meccanismo infernale mosso da individui e organizzazioni senza scrupoli; che hanno indiscutibilmente torto: stanno distruggendo il pianeta, ossia commettendo il peggior crimine che si possa immaginare, contro l’umanità e contro Dio.

Per questo è nato il movimento Sud e Civiltà. Inteso come corso di formazione della classe dirigente che deve, assolutamente deve, risollevare i destini delle Due Sicilie. Le porte dell’associazione sono spalancate per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, ricchi di passione e serietà. Sono invece chiuse per chi è privo di spirito di militanza, per gli invidiosi, i meschini, i dilettanti allo sbaraglio.

Il Sud non può più attendere. L’esordio del nuovo movimento è stato caratterizzato da un successo folgorante. Unitevi a noi per condurre una battaglia entusiasmante, con applicazione e metodo, disdegnando le facili scorciatoie. Pronti, però, a cogliere anche quelle improvvise accelerazioni della storia che rappresentano, per i popoli oppressi, spiragli di luce verso i quali correre con coraggio e gioia.

Mai più vittimismo, mai più rassegnazione. Nella luce della Tradizione, il riscatto del Sud!

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